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Verso un modello di economia più sostenibile: i principi dell’Economia Circolare

21 Gennaio 2021

Il tema della sostenibilità, e l’attenzione verso un’economia più favorevole alla salvaguardia delle risorse ambientali, è negli ultimi anni sempre più al centro di numerosi progetti ed iniziative, anche a livello delle più alte sfere istituzionali.

A marzo 2020, la Commissione Europea ha presentato – sotto il Green Deal europeo e come parte della proposta per la nuova strategia industriale – un piano d’azione per una nuova economia circolare che includa delle proposte concrete per la progettazione di prodotti più sostenibili, per la riduzione dei rifiuti e per dare maggiori responsabilità ai cittadini, come per esempio attraverso il “diritto alla riparazione” (disegno di legge che stabilisce l’obbligo dei produttori di apparecchi elettronici di rispettare criteri di progettazione e montaggio perché i dispositivi siano facili da riparare anche dall’utente stesso, fornendo altresì parti di ricambio e istruzioni per la riparazione).

L’intenzione di Bruxelles è quella di progettare una produzione funzionale all’Economia circolare, con il virtuoso obiettivo di garantire che le risorse utilizzate siano mantenute il più a lungo possibile, dando inizio a un cambiamento del tipo di produzione e di consumo attuale basato sul modello di economia lineare e sulla logica del TAKE-MAKE-WASTE, per il quale tutto quello che viene prelevato è destinato a diventare rifiuto.

Ma che cos’è esattamente l’Economia Circolare? Quali sono i motivi e i vantaggi che spingono verso tale cambiamento?

Economia Circolare: la nascita della terminologia

Nel 2015, l’Europa stese il primo pacchetto che prevedeva un action plan composto da 54 azioni per accelerare la transizione verso un’Economia Circolare. Tuttavia soltanto nel marzo 2020 questo piano si è concretizzato con la pubblicazione del Circular Economy Action Plan, che presenta anche una definizione della terminologia più chiara:

In un’Economia Circolare, il valore dei prodotti e dei materiali è mantenuto il più a lungo possibile. I rifiuti e l’utilizzo di risorse sono minimizzati, e quando un prodotto raggiunge il fine-vita, viene utilizzato nuovamente per creare nuovo valore.

La definizione mette in evidenza i tre punti fondamentali su cui si basa anche il paradigma della Circular Mobility:

  • Ciclo di vita del prodotto
  • Riduzione dell’utilizzo di materie prime
  • Gestione e prevenzione del rifiuto

L’Economia Circolare è dunque un modello di produzione e consumo che implica condivisione, prestito, riutilizzo, riparazione, ricondizionamento e riciclo dei materiali e prodotti esistenti il più a lungo possibile. L’obiettivo è quello di estendere il ciclo di vita dei prodotti, contribuendo a ridurre al minimo i rifiuti: una volta che il prodotto ha terminato la sua funzione, i materiali che lo costituiscono vengono infatti reintrodotti, laddove possibile, nel ciclo economico. In questo modo è possibile riutilizzarli continuamente all’interno del ciclo produttivo generando ulteriormente valore.

In realtà, la prima attuazione dei parametri dell’Economia Circolare era formalmente in atto già a partire dagli anni ’70: i nostri nonni applicavano inconsciamente tutti i suoi elementi perché cresciuti con una mentalità secondo la quale era naturale ottimizzare le risorse, riutilizzare spesso i prodotti ed evitare che questi diventassero presto rifiuti.

Negli ultimi anni, il concetto di Economia Circolare ha ricevuto una grande attenzione a livello globale ed è stato riconosciuto come alternativa rispetto all’attuale modello produttivo e di consumo. Esiste però, ancora oggi, un enorme divario tra il concetto di Circular Economy e la sua effettiva implementazione pratica. Le principali barriere per una sua reale attuazione sono:

  • Processi interni: sono richiesti sforzi per la definizione di una nuova strategia aziendale che coinvolga tutte le funzioni di un’azienda;
  • Competenze tecniche e tecnologiche: è necessario sviluppare specifiche conoscenze e introdurre tecnologie per rivedere prodotti, processi e sistemi, mantenendo la stessa qualità e i tempi di consegna;
  • Mercato: tale barriera è legata alla richiesta di numerose e complesse relazioni con differenti tipologie di stakeholder e alle difficoltà di accettazione di prodotti/processi circolari da parte dei clienti;
  • Investimenti economici, pratiche finanziarie e legislative: possono essere richiesti investimenti elevati e a lungo termine e pratiche burocratiche complesse e limitanti potrebbero determinare alti costi di gestione.

Seppur non sia immediato attivare un percorso di economia circolare, bisogna proseguire per gradi ma con costanza e determinazione, valutando in primis cosa abilita tale processo. Per fare ciò, è necessario diffondere informazioni ma soprattutto creare spazi di formazione.

Tutti questi step, in realtà, sono determinati dal fatto che attualmente non c’è una gestione coerente di dati e le informazioni risultano essere poco chiare perché mancano la valutazione di indicatori comparabili di circolarità e le piattaforme di condivisione tra partner

Perché è necessaria la transizione verso un’economia circolare?

Virginijus Sinkevičius, Commissario europeo responsabile per l'Ambiente, gli oceani e la pesca, spiega chiaramente il motivo per cui sia necessario avviare il prima possibile la transizione verso un’economia circolare: "Esiste un solo pianeta Terra, eppure da qui al 2050 consumeremo risorse pari a tre pianeti. Il nuovo piano renderà la circolarità la norma nella nostra vita e accelererà la transizione verde della nostra economia. Quello che proponiamo è un'azione incisiva per cambiare la base della catena di sostenibilità: la progettazione dei prodotti. Interventi orientati al futuro creeranno opportunità commerciali e di lavoro, sanciranno nuovi diritti per i consumatori europei, sfrutteranno l'innovazione e la digitalizzazione e, al pari della natura, garantiranno che nulla vada sprecato."

Attualmente ci troviamo di fronte a un aumento costante della domanda di materie prime e allo stesso tempo a un’allarmante scarsità delle risorse: molte delle materie prime e delle risorse essenziali per l’economia sono limitate, ma la popolazione mondiale continua a crescere e di conseguenza aumenta anche la richiesta di tali risorse che ricordiamo essere finite e non facilmente e velocemente rigenerabili dal nostro pianeta.

Nel 2008, la popolazione mondiale ha già utilizzato le risorse equivalenti di un pianeta e mezzo per rifornirsi di tutti i beni necessari. Questo ha fatto sì che alcune materie prime, già poco reperibili in natura, diventassero critiche e la loro scarsa disponibilità ha creato o l’aumento smisurato dei prezzi o l’imprevedibilità dei costi variabili a seconda dei Paesi in cui queste materie prime vengono estratte: per esempio, le aziende specializzate nella produzione di auto elettriche, possono confrontarsi soltanto con pochi fornitori per l’approvvigionamento di metalli rari, come il cobalto e il litio, che sono disponibili in scarse quantità e per lo più concentrate nelle miniere della Repubblica del Congo, uno degli Stati africani più economicamente e politicamente instabili.

Quando si parla di esportazioni il primo Paese di riferimento rimane tuttora la Cina e il divieto totale che è stato introdotto a partire dal gennaio 2021 di importare rifiuti, ma anche materie prime secondarie, ha cambiato le sorti del mercato mondiale del riciclo. Fino al 2017, la Cina lavorava la metà dei prodotti riciclati del mondo, ovvero circa 45 milioni di tonnellate di carta, plastica e metalli. Se dunque prima la potente macchina industriale cinese aveva bisogno dei flussi di recyclables dall’Europa e dagli Stati Uniti per alimentare le proprie produzioni, adesso ha deciso di andare avanti da sola, utilizzando i propri materiali di rifiuto necessari per lo sviluppo industriale, nel pieno rispetto dei principi dell’economia circolare.

La scelta cinese di “tagliare i ponti” con gli altri Paesi più avanzati, potrebbe essere l’occasione per l’Europa e gli Stati Uniti di aumentare a loro volta la propria capacità di riciclare internamente i rifiuti, consentendo anche una riduzione dell’export e una valorizzazione delle proprie risorse.

Il concetto di Economia Circolare, infatti, si basa anche sull’obiettivo di sganciarsi dal rifornimento di filiere globali non così sicure e disponibili perché una domanda crescente di risorse determina:

  • Scarse disponibilità di risorse
  • Prezzi elevati
  • Prezzi variabili ed imprevedibili

Tutti questi elementi incrementano l’incidenza delle materie prime sul costo finale del prodotto.

In aggiunta, i processi di estrazione e utilizzo delle materie prime producono un grande impatto sul clima, aumentando il consumo di energia e di emissioni di anidride carbonica, mentre un uso più razionale delle materie prime può di certo contribuire a ridurre le emissioni di CO2 nell’ambiente. 

Quali sono i vantaggi?

Adattare i principi di economia circolare nel proprio business consente di creare diverse sorgenti di valore per le aziende, che ne ricavano vantaggi sostenibili e di competitività:

  • Minore rischio legato a interruzioni nella catena di fornitura e alla volatilità dei prezzi;
  • Fonti di guadagno alternative legate a nuovi mercati a domanda crescente;
  • Costi di produzione minori attraverso lo sviluppo di forniture circolari e recupero di risorse;
  • Maggiore soddisfazione del cliente;
  • Impulso all’innovazione e alla crescita economica (un aumento stimato del PIL dello 0,5%);
  • Incremento dell’occupazione (si stima che nell’UE grazie all’economia circolare potrebbero esserci 700.000 nuovi posti di lavoro entro il 2020).

Grazie a misure come la prevenzione dei rifiuti, ecodesign (concezione di design sostenibile ed ecologico al 100% grazie alla creazione di prodotti ecologici e sostenibili, dall’inizio alla fine del sistema produttivo) e riutilizzo dei materiali, le aziende e le imprese europee otterrebbero un risparmio evidente e ridurrebbero al tempo stesso le emissioni totali annue di CO2: infatti, attualmente, la produzione di materiali creati sulla logica dell’economia lineare è responsabile del 45% delle emissioni di gas serra. 

Casi applicativi

Lo studio “Circular Europe” di Enel e The European House – Ambrosetti misura per la prima volta lo stato dell’arte dell’Economia Circolare nei paesi europei

Lo studio “Circular Europe. Come gestire con successo la transizione da un mondo lineare a uno circolare” gestito da Fondazione Enel e The European House – Ambrosetti in collaborazione con Enel e Enel X punta a rilanciare il concetto di economia circolare europea, con l’obiettivo di mettere a fuoco il processo di transizione verso la Circular Economy in termini di benefici economici, sociali e ambientali.

Lo studio si è focalizzato su tre Paesi, Italia, Spagna e Romania e, attraverso un innovativo modello di analisi, il Circular Economy Scoreboard, ha preso in considerazione tutte le macro-dimensioni che caratterizzano i progetti di economia circolare come utilizzo di input sostenibili, di informazioni legate al fine vita dei prodotti, alla possibilità di sviluppare soluzioni che permettano una estensione della vita utile dei prodotti.

L’Italia e Spagna hanno dimostrato un livello di sviluppo medio-alto, mentre la Romania si colloca agli ultimi posti della classifica. Per misurare la performance nel corso del tempo, il Circular Economy Scoreboard è stato analizzato lungo un arco temporale di 5 anni. La Romania ha mostrato un miglioramento elevato nel corso dell’ultimo quinquennio, la Spagna un progresso intermedio mentre l’Italia si è mossa più lentamente nella transizione verso un modello circolare.

Inoltre, lo studio mostra come, nel 2018, l’Economia Circolare, nell’Unione Europea, sia correlata a 300-380 miliardi di euro di Prodotto Interno Lordo, 90-110 miliardi di euro di investimenti e fino a 2,5 milioni di posti di lavoro. Di conseguenza, tramite questo studio è stato possibile analizzare non solo i vantaggi in termini economici del modello circolare ma anche gli importati benefici ambientali, derivanti dall’impiego di energie e materie rinnovabili o provenienti da riuso e riciclo, da un design circolare fin dalla fase iniziale del ciclo di vita dei prodotti, dall’estensione della vita utile e dall’aumento dell’intensità dell’utilizzo di beni e prodotti. 

Plastic Waste Free: come riciclare la plastica in maniera intelligente e sostenibile

Da un’idea del Centro Interdipartimentale di Ricerca Industriale Fonti Rinnovabili Ambiente, Mare ed Energia (CIRI FRAME) dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, è partita la sperimentazione del progetto “Ricircola”, un’iniziativa di Economia Circolare che punta a migliorare la gestione delle vaschette alimentari in plastica a fine-vita, tramite l’integrazione e la responsabilizzazione di tutti gli attori della filiera e soprattutto con il coinvolgimento diretto del consumatore. Attualmente, una vaschetta di pollo o di uva comprata al supermercato viene cestinata nel bidone della plastica, diventando per il 60% rifiuto e per il 40% materiale riciclato e dunque non più adeguata per la produzione di un’altra vaschetta ma per la realizzazione di prodotti di minor valore, attuando in questo modo un downgrading del prodotto.

Il progetto Plastic Waste Free punta a rivedere le attuali modalità di gestione delle vaschette per alimenti (in PET) attraverso la responsabilizzazione di tutti gli attori coinvolti nella filiera, compreso il consumatore finale. In tre punti vendita della Conad della Romagna, i consumatori hanno avuto l’opportunità di scegliere due prodotti aventi un packaging innovativo e di partecipare al progetto. In particolare si è chiesto al cliente di riconsegnare, dopo l’utilizzo del prodotto, la vaschetta in plastica vuota presso i punti di raccolta allestiti nei supermercati coinvolti. Questo modello di business è sostenibile in quanto una vaschetta riconsegnata per il riciclo costa 0,9 euro al chilo contro un euro al chilo della plastica vergine. Tale processo produce un minor impatto ambientale, maggior risparmio, nuove opportunità di lavoro e l’attuazione di un sistema sostenibile. Gli obiettivi di questo progetto si racchiudono in:

  • Integrazione di una filiera, condividendone le strategie e i benefici;
  • Coinvolgimento del consumatore finale attraverso un incentivo e un’informazione corretta in linea con il nuovo Green Deal Europeo;
  • Contribuire ai target europei sul riciclo di plastica sfruttando opportunità ancora non completamente esplorate.

#CORRIPULITO: il progetto che ottimizza la gestione dei rifiuti plastici

La VIII Edizione della Maratona Alzheimer del 15 settembre 2019, l’evento solidale di Cesenatico organizzato con lo scopo di raccogliere fondi utili alla ricerca sulla Malattia, è diventata sostenibile: il progetto #CORRIPULITO lanciato da Consorzio Romagna Iniziative e portato avanti da TAILOR, laboratorio di open innovation del Dipartimento di Ingegneria Industriale (DIN) dell’Università di Bologna, ha avuto come obiettivo l’ottimizzazione della gestione dei rifiuti plastici prodotti durante l’evento tramite una pratica implementazione di Economia Circolare.

Un progetto che si basa sul recupero della plastica all’interno delle maratone, non solo per il riciclo della plastica di per sé, ma per una raccolta differenziata di quattro tipologie di prodotti/materiali plastici, in opportuni punti di raccolta attrezzati. La plastica raccolta e opportunatamente separata (PET- bottiglie; PP - stoviglie; PS - posate; plastica mista) è stata inviata al riciclo e questo nuovo modello di gestione dei rifiuti plastici durante un evento sportivo ha consentito di aumentare l’efficienza di raccolta e di separazione. Il fulcro di tale iniziativa è quello di assemblare la plastica monomateriale (bottiglie con bottiglie, posate con posate, ecc.) trasformando il peggior difetto della plastica, la non-biodegradabilità, nel miglior pregio della plastica, la non-biodegradabilità, ovvero la possibilità di riciclarla infinite volte

Eni con Coldiretti: il Circular Tour sostenibile tra le bellezze dell’Italia

La collaborazione tra Eni e Coldiretti, la maggiore associazione di rappresentanza e assistenza dell'agricoltura italiana, ha dato vita al progetto Circular Tour 2020 ponendo l’attenzione su importanti tematiche quali la circolarità delle risorse economiche, la vicinanza al territorio italiano e la ripartenza economica a causa dell’emergenza pandemica da Covid-19. Il Circular Tour digitale è diventato un entusiasmante giro turistico di sei settimane tra le bellezze del nostro Paese. Ogni settimana veniva descritta una città diversa, attraverso video, documentari, interviste e approfondimenti per scoprire le caratteristiche tipiche di ogni località. Dopo la prima tappa a Gela, quelle di Genova, Napoli, Ravenna e Cagliari, il Circular Tour si è chiuso a Taranto, dove Eni ha approfondito i temi della circolarità, riciclo della plastica e filiera alimentare attraverso importanti esempi di sostenibilità come la difesa del Made in Italy, i “sigilli” di Campagna Amica con il recupero dei prodotti della biodiversità, i consigli per le bevande da abbinare ai vari cibi, la scoperta e il rispetto della stagionalità dei prodotti e, infine, le storie virtuose di giovani agricoltori. 

IKEA stringe una partnership per accelerare il passaggio alla Circular Economy

Il colosso svedese si è impegnato a diventare un’impresa circolare entro il 2030 grazie al nuovo accordo stretto con la Fondazione Ellen MacArthur, leader mondiale sulla Circular Economy. L’obiettivo è quello di dare ai prodotti e ai materiali una vita più lunga attraverso il riutilizzo, la ristrutturazione, la rigenerazione e il riciclaggio. L'azienda si impegna già da anni in questo senso: già oggi oltre il 60% della sua gamma di prodotti si basa su materiali riciclabili, come legno e cotone, e più del 10% contiene materiali riciclati. Grazie a questa partnership il gruppo si spingerà ancora oltre per esplorare nuovi modi e strategie per diventare completamente "circolare".

Nestlé investe 30 milioni in un fondo per la ricerca di imballaggi sostenibili

La multinazionale svizzera ha dichiarato che investirà 30 milioni di dollari nel “Closed Loop Leadership Found”, il fondo di private equity della società di investimento ad economia circolare Closed Loop Partners con sede a New York City. L’investimento mira a contribuire al passaggio dell’utilizzo di plastica vergine a quello di plastica riciclata per uso alimentare negli Stati Uniti.  Il fondo contribuirà, inoltre, a creare un sistema di riciclaggio più sostenibile e, allo stesso tempo, ad aiutare l’azienda a ridurre di un terzo il proprio utilizzo di plastica vergine entro il 2025. 

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Team Circular Mobility

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