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La sostenibilità parte dalle Materie Prime: il primo pilastro del paradigma “Circular Mobility”

30 Novembre 2020

SIFÀ è un’azienda socialmente responsabile perché da sempre attenta all’integrazione, all’interno del proprio business, di obiettivi e progetti di tipo ambientale e sociale, con un impatto concreto in termini di riduzione del consumo energetico e delle emissioni nell’ambiente. 

L’intendimento di SIFÀ è quello di proporre un nuovo approccio alla mobilità tramite l’adozione di pratiche più virtuose e sostenibili, che si ispirino al modello dell’Economia Circolare

Il paradigma della Circular Mobility nasce proprio da qui: un contenitore di idee e iniziative innovative che abbraccia l’intera filiera dei servizi dell’automotive, con lo scopo di fronteggiare le sfide ambientali tramite un sistema d’azione compatto e collaborativo che coinvolga tutti i rappresentanti del settore (case produttrici, fornitori di materiali, noleggiatori, gestori di flotte, gestori di piattaforme dati e addetti allo smaltimento e riutilizzo di prodotti a fine vita) per iniziare a costruire insieme oggi la mobilità di domani.

Circular Mobility si compone di cinque fasi: 

- Materie Prime (l’alimentazione dei veicoli)

- Produzione (le case d’auto)

- Distribuzione (concessionari e noleggiatori)

- Utilizzo e Gestione (noleggio, mobilità condivisa)

- Smaltimento e Riutilizzo (usato)

Partiamo dall’analizzare il primo di questi cinque pilastri, le materie prime.

Verso un processo più sostenibile: la ricerca di McKinsey

Il tipo di alimentazione da adottare condiziona le scelte delle case automobilistiche e dei costruttori nella progettazione dei veicoli del futuro, ma non solo. Infatti, per ridurre le emissioni di CO2 e perseguire il concetto di circolarità, non basta porre l’attenzione esclusivamente sul tipo di alimentazione ma è necessario focalizzarsi su tutta la filiera produttiva, a partire dai materiali necessari alla costruzione di veicoli e della loro relativa componentistica. 

La multinazionale di consulenza strategica McKinsey&Company ha condotto una ricerca che suddivide in tre fasi un primo percorso di mobilità circolare che potenzialmente potrebbe realizzarsi nelle prossime tre decadi:

1. Entro il 2030, deve attuarsi un’importante e sensibile riduzione delle emissioni di CO2 delle flotte di auto e veicoli commerciali;

2. Nel 2040, le emissioni dovranno essere azzerate principalmente nei centri urbani, con la possibilità di continuare a guidare auto a motore endotermico nelle altre aree;

3. Nel 2050, si arriverà a zero emissioni su tutti i territori grazie all’utilizzo di un’energia interamente di origine rinnovabile e di alimentazioni alternative.

Scenario attuale delle alimentazioni

Lo scenario attuale descrive una crescita costante della quota delle alimentazioni alternative. Secondo i dati della ricerca condotta da Unrae (Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri) e Aniasa (Associazione Nazionale Industria dell'Autonoleggio e Servizi Automobilistici), aumenta l’utilizzo di auto elettriche e ibride, che passano dalla media annua del 2019del 15,7% al 23,2% di gennaio-agosto 2020, a discapito delle auto diesel (-6,4%). Le auto elettrificate conquistano dunque circa il 15% del mercato a discapito di altre alimentazioni. Da un anno all’altro, infatti, il tipo di alimentazione che più ha perso quote è quello del diesel, oggetto di recenti campagne di demonizzazione.

Anche in Italia, come negli altri Paesi europei, la vendita delle auto elettrificate non ha subito battute d’arresto, nonostante il mercato abbia subito i contraccolpi dell’emergenza sanitaria da Covid-19.  

Secondo i dati presentati da ANFIA (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica), il mercato italiano si colloca in quarta posizione nella classifica dei mercati europei a trazione alternativa (nel 2019 si posizionava in terza posizione) seguendo il mercato tedesco, inglese e francese. I primi cinque Paesi dell’UE/EFTA/UK che stanno adottando vetture ad alimentazione alternativa, rappresentando il 68% del mercato europeo, sono:

1. Germania (21,1%)

2. Regno Unito (14,4%)

3. Francia (3,1%)

4. Italia (13%)

5. Spagna (6,1%)

Nel primo semestre del 2020, in Italia si sono immatricolate quasi 130 mila vetture ad alimentazione alternativa e il nostro Paese mantiene ancora la quota più alta a livello europeo sulla vendita di veicoli a gas.

Alimentazioni alternative: l’idrogeno

La Commissione Europea identifica l’idrogeno come uno degli elementi chiave per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione nel 2050, così come delineato nella Strategia Europea sull’Idrogeno pubblicata l’8 luglio 2020. 

Affermare che l’idrogeno sia il futuro della mobilità è sicuramente prematuro ma, a differenza dell’elettrico, rappresenta un campo di analisi di particolare interesse soprattutto in termini di vettore energetico per un utilizzo a livello industriale, civile, domestico e di trasporto navale e aereo. 

Per quanto riguarda la mobilità degli autoveicoli, i dati raccontano che nel 2019 i veicoli a idrogeno presenti su tutto il territorio italiano erano 25 mila, ancora una cifra modesta ma che è raddoppiata nell’arco di un solo anno rispetto al 2018. 

Lo sviluppo del settore dell’idrogeno è spinto da una serie di fattori:

- A parità d’energia trasportata, l’idrogeno presenta costi di un ordine di grandezza inferiore rispetto alle linee elettriche;

- I tempi di ricarica dei veicoli a cella a combustibile sono più brevi rispetto a quelli dei veicoli a batterie;

- Questo tipo di alimentazione presenta maggiori autonomie di percorrenza, circa il doppio rispetto alle performance di auto a batterie elettriche;

- Le auto a idrogeno posseggono diverse modalità di produzione, tra le quali la conversione solare diretta e le biomasse.

L’idrogeno, però, richiede anche azioni strategiche di supporto per raggiungere la sostenibilità economica delle soluzioni proposte. Di conseguenza, tra i principali deterrenti a un suo maggiore sviluppo in scala internazionale, vi sono:

- Costi elevati di una tecnologia che non ha ancora raggiunto la piena maturità;

- Limitata diffusione di progetti dimostrativi sull’intera filiera in quanto le case produttrici al momento preferiscono investire sullo sviluppo di auto elettriche;

- Mancanza di un quadro regolatorio e normativo chiaro di riferimento su aspetti chiave.

La situazione oggi: a che punto siamo

Lo scenario sin qui delineato non trova, ad oggi, concreto riscontro nelle politiche di mobilità delle aziende italiane. 
Dalla survey sulle imprese realizzata dalla società di consulenza Strategica e Aziendale NOMISMA, nell’ambito dell’ “Osservatorio sulla mobilità smart & sostenibile” promosso da SIFÀ e BPER, si evince che l’83% delle aziende, sul totale del loro parco auto, non possiede veicoli ibridi o elettrici e solo l’1% gestisce una flotta con metà veicoli termici e metà veicoli ad alimentazione alternativa
L’altro dato importate emerso dall’analisi è il problema relativo alla distribuzione: l’elettrico è ancora al 3% e l’ibrido al 14%
La scelta da parte delle aziende su quale tipo di veicolo preferire per le loro flotte è basata su diversi fattori: 
- Costo complessivo (acquisto, NLT) 48%
- Preferenze dell’utilizzatore finale (driver) 20%
- Consumo chilometrico 10%
- Confort alla guida 8%
- Tecnologia di propulsione (motore ibrido/elettrico) 6%
- Cilindrata 1%
- Altro 7%
Come è evidente, soltanto il 6% delle aziende decide di gestire i propri parchi auto in base alle tecnologia di propulsione. Un dato decisamente basso per disegnare, ad oggi, uno sviluppo della mobilità in un senso più moderno e sostenibile.  

Case History dal mondo automotive

- La visione di Volkswagen Group

Il Gruppo Volkswagen è uno dei Partner del progetto Circular Mobility: il Future Mobility Manager dell’azienda Stefano Sordelli è stato Relatore all’evento “CIRCULAR MOBILITY – Il ciclo della mobilità tra sviluppo sostenibile e innovazione”, dove per la prima volta è stato lanciato il paradigma della “Mobilità Circolare”.

Già da tempo, la multinazionale tedesca ha intrapreso un percorso di decarbonizzazione con l’obiettivo di diventare “Carbon neutral”, cioè di ridurre a zero la CO2 emessa dal totale delle proprie attività in nome di una mobilità più sostenibile

Il processo di decarbonizzazione è una strategia di costante riduzione delle emissioni, che si può attuare solo pensando in maniera “olistica”, da monte a valle del processo. 

Il lancio della nuova Volkswagen ID., la cui produzione è iniziata nel 2019, è una concreta attestazione, da parte della casa automobilistica, del percorso per diventare completamente carbon neutral. Infatti, le emissioni della Volkswagen ID. sono state ridotte fin dal principio e a compensazione di quelle inevitabili sono stati attivati progetti a tutela del clima. 

Materie prime e processi trasparenti

L’estrazione delle materie prime necessarie alla produzione di veicoli impatta sugli ecosistemi e sulle persone. Sulla base di uno studio condotto nell’ambito dell’iniziativa sulla sostenibilità «Drive Sustainability», di cui Volkswagen rientra tra i membri fondatori, sono state identificate 16 materie prime che presentano un rischio elevato di violazione dei requisiti per la sostenibilità, tra i quali anche il litio e il cobalto.

L’obiettivo di Volkswagen è quello di ottenere la completa gestione su tutte le fasi della supply chain, ovvero di tracciare la catena di fornitura a monte del processo, in maniera tale da intraprendere, fin dalle prime fasi di estrazione, un percorso di approvvigionamento chiaro e sostenibile tramite il controllo dei fornitori delle materie prime. 

Per farlo, si stanno sperimentando tecnologie innovative che mirano a rendere l’acquisizione dei minerali uniforme e trasparente, pressoché in tempo reale. Inoltre, i dati forniti durante ogni fase di lavorazione non potranno essere eliminati o modificati successivamente, e questo a partire dalla miniera fino allo stabilimento Volkswagen.

Energie rinnovabili

La produzione del pacco batterie genera circa il 40% delle emissioni complessive rilevate lungo l’intero ciclo di vita dell'auto e, ad oggi, il modo migliore e più immediato per ridurle è sicuramente l’utilizzo di energie rinnovabili durante la fase di produzione.

Attualmente il Gruppo Volkswagen sta lavorando alla realizzazione di un impianto pilota all’interno dello stabilimento di Salzgitter che sia in grado di ottimizzare il processo e utilizzare le materie prime recuperate per ridurre ulteriormente la carbon footprint.

Guardando invece a valle del processo, ossia allo smaltimento e riutilizzo delle batterie, è rilevante sottolineare come il Gruppo, già nel 2009, abbia lanciato il progetto di ricerca LithoRec, con l’obiettivo di riciclare le batterie agli ioni di litio alla fine del ciclo di vita.

Per integrare l’auto elettrica nella quotidianità delle persone, il Gruppo Volkswagen ha inoltre fondato Elli (acronimo di Electric Life), un'azienda dedicata alla fornitura di energia proveniente esclusivamente da fonti rinnovabili e soluzioni di ricarica intelligenti.

- Il centro aerospaziale tedesco presenta il Safe Light Regional Vehicle (Slrv)

Il Centro aerospaziale tedesco (DLR) ha presentato un prototipo ibrido a idrogeno chiamato Safe Light Regional Vehicle (Slrv) che ora ha già fatto il suo primo giro su strada. 

Il Slrv pesa solo 450 chilogrammi, grazie a una carrozzeria “a sandwich” che incide per appena 90 kg, adattandosi perfettamente alle esigenze dei pendolari o dei fruitori di car sharing.  

Per la trasmissione, è stata utilizzata una piccola cella a combustibile, che pesa meno dei tradizionali sistemi di batterie equivalenti, garantendo in aggiunta un'autonomia di circa 400 chilometri e una velocità massima di 120 chilometri all'ora

Congeniale a un utilizzo in contesti urbani, il veicolo ha un prezzo competitivo stimato attorno ai 15.000 euro se messo sul mercato. Tuttavia, poiché non è ancora stata avviata una produzione in serie, il DLR sta ora lavorando per ottimizzare le tecnologie per ottenere una produzione di questa tipologia di mezzi su vasta scala. 

La creazione del Slrv è parte integrante dell’innovativo progetto Next Generation Car (Ngc), per il quale un totale di 20 istituti del DLR stanno sviluppando congiuntamente tecnologie per veicoli stradali della prossima generazione, come l'Umv (acronimo di Urban Modular Vehicle) e lo Iuv (Inter Urban Vehicle).

- XEV: l'auto elettrica stampata in 3D

XEV è il risultato della collaborazione fattiva tra la XEV, startup italo - cinese con sede a Torino, specializzata nella creazione di auto ad alimentazione elettrica, e la Polymaker, azienda cinese che ha fatto della stampa 3D uno dei suoi core business. XEV produce veicoli full electric con stampanti 3D il cui obiettivo è ridurre l’inquinamento, offrendo allo stesso tempo costi contenuti e possibilità di molteplici personalizzazioni.

Ne è un esempio la nuova YOYO, la microcar elettrica stampata in 3D ideale per il traffico cittadino (80 all’ora di velocità massima, 150 chilometri di autonomia per 450 chili di peso) che ha dalla sua anche un costo assolutamente competitivo (stimato intorno ai 13mila euro) grazie alle tante voci di costo abbattute: dalla catena di produzione, attraverso apposite stampanti, fino all’abolizione degli intermediari per quanto riguarda la vendita diretta del prodotto.

Un aspetto distintivo di YOYO è il sistema «battery swapping»: la batteria è suddivisa in tre moduli più piccoli facilmente accessibili dal retro dell'auto per una veloce rimozione e sostituzione. In questo modo, si garantisce la possibilità al cliente di utilizzare l'auto elettrica senza preoccuparsi di dove ricaricarla. 

Inoltre, il veicolo è al 95% riciclabile: questo dato rispetta la direttiva 2000/53 CE del Parlamento Europeo sulla raccolta, il trattamento e il riciclo dei veicoli a fine vita, rispettando a pieno i principi dell’Economia Circolare.

La gamma XEV si compone anche di altri veicoli: XEV Baw Kitty, XEV iEV7S, XEV iEV5s, che saranno a breve presentati al mercato italiano. 

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Team Circular Mobility

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