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Smart City: utopia o realtà?

6 Ottobre 2021

Da anni ormai si sente parlare di smart city, ovvero la “città intelligente”, anche se spesso il termine viene utilizzato in modo improprio, con una sfumatura tecnologica o addirittura fantascientifica. Di seguito, analizzeremo il vero significato di smart city, ovvero l’ideale collettivo della città del futuro, capace di coniugare il progresso con la sostenibilità in perfetto allineamento con i principi di cui si fa promotrice anche “Circular Mobility”.

Smart city: cosa sono

Con il termine smart city si intende una città che gestisce le risorse in modo intelligente e mira a diventare economicamente sostenibile ed energeticamente autosufficiente, prestando grande attenzione alla qualità della vita e ai bisogni dei propri cittadini: uno spazio territoriale molto attento alle innovazioni proposte dalla rivoluzione digitale, ma anche sensibile alle tematiche ambientali e di intrattenimento.

Tale assetto fa dunque parte di un processo più complesso indissolubilmente legato alla digital transformation e all’utilizzo della tecnologia IoT – Internet of Things – nelle diverse sfere della pubblica amministrazione: trasporti pubblici e mobilità; gestione e distribuzione dell’energia; illuminazione pubblica; sicurezza urbana; gestione e monitoraggio ambientale; gestione dei rifiuti; manutenzione e ottimizzazione degli edifici pubblici come scuole, ospedali, musei ecc.; sistemi di comunicazione e informazione e altri servizi di pubblica utilità.

Essendo più competitive rispetto ad altri ambienti urbani, le smart city rappresentano dunque un vera e propria risorsa per l’economia di un Paese. 

Le caratteristiche della città intelligente

La smart city è una città in cui il capitale infrastrutturale, ovvero quello derivante dalle infrastrutture tecnologiche, viene massimizzato, ma sempre in relazione al capitale umano, ambientale e sociale. Le principali tecnologie di capitale vengono dunque ottimizzate contestualmente perché, anche se la dimensione tecnologica rimane fondamentale nella costituzione di una città intelligente, è necessario che tutte le altre forme di capitale vengano allo stesso tempo massimizzate, col fine di creare una città vivibile che offra opportunità di crescita economica e relazioni sociali.

Quando l’Unione Europea definisce il concetto di smart city, infatti, fa esplicitamente riferimento a sei dimensioni:

  1. Smart People – le persone – ovvero, i cittadini – vanno coinvolti e resi partecipi. Si parla di processo decisionale “bottom up” (dal basso all’alto) e di politica partecipativa;
  2. Smart Governance – l’amministrazione deve dare centralità al capitale umano, alle risorse ambientali, alle relazioni e ai beni della comunità;
  3. Smart Economy – l’economia e il commercio urbano devono essere rivolti all’aumento della produttività e dell’occupazione all’interno della città attraverso l’innovazione tecnologica. Un’economia basata sulla partecipazione e sulla collaborazione e che punta su ricerca e innovazione;
  4. Smart Living – deve essere garantito ai cittadini un certo livello di comfort e benessere legato ad aspetti come la salute, l’educazione, la sicurezza, la cultura, ecc.;
  5. Smart Mobility – le soluzioni di mobilità intelligente, dall’e-mobility alla sharing mobility ad altre forme di mobility management, devono essere finalizzate alla diminuzione dei costi e dell’impatto ambientale e all’ottimizzazione del risparmio energetico;
  6. Smart Environment – sviluppo sostenibile, basso impatto ambientale ed efficienza energetica sono aspetti prioritari della città del futuro.

Benefici delle smart city

Varie ricerche hanno dimostrato che un luogo “intelligente” è in grado di offrire una serie di benefici fra i quali l’aumento dei livelli di salute dei cittadini, la riduzione dei livelli d’inquinamento, maggiori possibilità di lavoro e anche un ritorno in termini finanziari.

Il valore di una città intelligente è dunque un aspetto su cui si stanno realizzando diversi rapporti. Uno dei più interessanti è quello della società di consulenza aziendale Frost&Sullivan la quale sostiene che, entro il 2025, le smart city potrebbero creare opportunità di business dal valore di 2,46 trilioni di dollari.

Questo fatturato include tutte le entrate generate dalle aziende che offrono tecnologie e prodotti in grado di creare maggiore valore all’interno dell’ambiente cittadino, come ad esempio i settori di business che forniscono l’infrastruttura necessaria di tecnologie di cloud computing e connettività o prodotti per lo smart home.

Nell’ambito di City Vision Trends 2021 (osservatorio in collaborazione con GRS Research & Strategy) sono di fatto emersi otto trend per le smart city:

  • Ridurre il numero di automobili in circolazione: le auto sono un bene di largo consumo che, in realtà, rimarrebbe inutilizzato il 95% del tempo;
  • Una città di 15 minuti: agglomerare edifici e mercati con lo scopo di rendere raggiungibili qualsiasi centro urbano in meno tempo rispetto al luogo di residenza del cittadino;
  • Walkability: incentivare lo spostarsi a piedi per limitare il traffico – e dunque l’inquinamento – e, a sua volta, i problemi di salute. Ciò ridurrebbe anche le spese sanitarie e aumenterebbe la qualità di vita dei cittadini;
  • Una transizione energetica tenendo in conto le tariffe dell’energia che includa trasporti, riscaldamento, illuminazione, ecc.;
  • Tecnologie 4.0: ovvero machine learning e deep learning, necessarie per gestire l’ingente mole di dati proveniente dai servizi pubblici, soprattutto nell’ambito della smart mobility;
  • Health e well-being: una città a misura della popolazione, che è sempre più anziana e che ha più problemi di salute come conseguenza dell’aumento della speranza di vita;
  • L’acqua: focalizzarsi su un problema attuale tramite sistemi di depurazione, l’anti-spreco, la de-batterizzazione, il recupero di corsi d’acqua cittadini e l’adeguamento delle tubazioni obsolete;
  • Re-naturalizzazione: rendere permeabili le superfici (cemento e asfalto) per evitare il dissesto idrogeologico.

Città intelligenti: a che punto siamo in Italia?

Secondo le statistiche di Eurostat, oggi il 75% della popolazione europea vive nelle città. Ma questa è una percentuale destinata a crescere anche a livello globale: si stima infatti che, entro il 2050, il 70% della popolazione globale vivrà in città. In parallelo, pur occupando uno spazio al 2-3% del totale delle terre emerse, proprio a causa di questa concentrazione di persone e attività, le città sono responsabili del 70% delle emissioni di CO2 e di un rilevante consumo energetico.

È per tale condizione che il modello delle città intelligenti deve essere legato allo sviluppo degli obiettivi di efficienza energetica chiaramente espressi nell’Agenda 2030 che includono efficientamento energetico di edifici e aziende e di sostenibilità ambientale.

In Italia, fino all’avvento della pandemia, Milano era considerata la città smart per eccellenza. Nel 2020, però, è scesa di posizione: secondo ICity Rank 2020 nell’anno della pandemia la città più digitale d’Italia è risultata infatti essere Firenze, seguita da Bologna, mentre Milano è slittata al terzo posto, perdendo il primato che aveva mantenuto per 6 anni di fila.

L’emergenza legata al Covid-19 ha dunque accelerato la trasformazione digitale delle città italiane, anche se in maniera non uniforme: dal rapporto, infatti, si evidenzia una profonda differenza tra Nord e Sud, con alcune brillanti eccezioni del Mezzogiorno (Cagliari, Palermo, Lecce e Bari), si rafforza il ruolo guida dei capoluoghi metropolitani ed emerge una significativa reazione delle città più colpite dalla pandemia (Cremona, Bergamo, Piacenza, Brescia e Parma).

Le città intelligenti superano l’esame della cyber sicurity?

Secondo un rapporto del World Economic Forum, realizzato assieme a Deloitte, al momento attuale le smart city presentano ancora delle falle nel sistema di sicurezza elettronica. Le studio analizza le 36 "Città Pioniere", le prime della classe tra le smart cities, tra cui c'è Milano, in 22 Paesi e con popolazioni che vanno da 70mila a oltre 15milioni di persone.

Quest’analisi, che si basa su interviste con esperti e funzionari delle 36 Città Pioniere tra il gennaio e marzo 2021, ovvero svolta durante la pandemia di Covid-19 ha, infatti, messo in evidenza le difficoltà a livello politico e di governance a gestire gli aspetti fondamentali delle città intelligenti, ovvero come rendere sicuri i dati, proteggere la privacy delle persone, assicurare l'inclusione e far condividere velocemente i dati tra enti o agenzie pubbliche diverse. Il rapporto mette in luce i punti deboli che accomunano tutte le smart city, a prescindere dalle differenze anagrafiche, di sviluppo o di area geografica, riscontrabili quasi tutte in gravi falle nel sistema tecnologico.

Infatti, nonostante l'aumento senza precedenti di cyber-attacchi, la maggior parte delle città non ha uno specifico funzionario responsabile della cyber-sicurezza. Sebbene quasi tutte le città riconoscano l’importanza di proteggere la privacy dei propri cittadini, solo il 17% delle città partecipanti al sondaggio valuta l’impatto sulla privacy prima di utilizzare nuove tecnologie.

Le politiche sugli open data, cioè i dati aperti che possono essere liberamente utilizzati da chiunque, sono l'unico settore in cui le città del campione hanno raggiunto almeno un livello di base nell'attuazione. Tuttavia, tra queste solo il 15% ha integrato il proprio portale "open data" con la più ampia infrastruttura di dati della città, che è un passo necessario per rendere la città veramente accessibile.

Altra falla nel sistema è rappresentata dalla carenza di infrastrutture digitali, ovvero di connettività: infatti, meno della metà delle Città Pioniere si è dimostrata essere all’altezza di garantire un sostegno adeguato alle attività lavorative svolte “agilmente” o alla didattica a distanza. La maggioranza di queste città non presenta una politica di “Dig Once”, cioè scava una volta sola, per fare sì che le infrastrutture digitali siano installate durante lavori di scavo o di costruzione, così da accelerare l'installazione delle infrastrutture per la connettività e ridurre i disagi per gli abitanti.

Quali sono i progetti in corso per rendere le città più intelligenti

Volkswagen sta trasformando un'isola greca in un esperimento sul futuro della mobilità

La Casa tedesca ha firmato un accordo con il governo greco per sostituire le auto inquinanti di Astypalaia con veicoli elettrici, scooter e biciclette. Il progetto pilota, che durerà sei anni, mira a trasformare Astypalaia nella prima isola "smart" e "green" del Mediterraneo. In totale, il progetto prevede la sostituzione di circa 1.500 veicoli con motore a combustione con circa 1.000 veicoli elettrici. Volkswagen installerà i suoi caricabatterie Elli in tutta l'isola per fornire circa 230 punti di ricarica privati e diversi punti di ricarica pubblici. "Astypalea può diventare e diventerà un modello di sviluppo sostenibile, non solo a livello nazionale ma anche a livello europeo e globale", ha commentato il Primo Ministro greco Kyriakos Mitsotakis, aggiungendo che "darà un esempio di come le piccole comunità possano trarre beneficio dall'affrontare i vecchi problemi con nuove soluzioni". 

Toyota sta costruendo un prototipo di città futuristica alimentata a idrogeno

Toyota sta portando avanti un progetto che chiama Woven City. I piani per il prototipo di città futuristica sono stati svelati al CES nel 2020, e la costruzione è iniziata lo scorso febbraio. Toyota ha infatti annunciato la sua collaborazione con la compagnia petrolifera giapponese ENEOS per costruire un sistema di celle a combustibile a idrogeno che sarà la fonte di energia della città. Inoltre, le case intelligenti della città saranno in grado di portare fuori automaticamente la spazzatura dei residenti e rifornire i loro frigoriferi, e l'intelligenza artificiale basata su sensori monitorerà anche la salute dei residenti. Più di 3.000 persone hanno già fatto domanda, e l'azienda prevede di lanciare la città con 2.000 residenti all'inizio, per poi aggiungerne altri nel tempo.

Dubai eliminerà tutte le emissioni di carbonio dal trasporto pubblico entro il 2050

Secondo un nuovo piano della Roads and Transport Authority (RTA), Dubai arriverà ad avere zero emissioni di carbonio dal trasporto pubblico entro il 2050.  La città infatti mira a trasformare tutti gli autobus e i taxi in elettrici o alimentati da idrogeno. Il piano ha l’obiettivo anche di sostenere l'impegno degli Emirati Arabi Uniti nell'accordo di Parigi sul cambiamento climatico per ridurre le emissioni nel Paese del 23,5% entro il 2030. L'autorità aumenterà anche l'uso di energia pulita, come l'energia solare, negli edifici e nelle strutture dell'autorità. La RTA prevede di completare un progetto di illuminazione stradale intelligente ad alta efficienza energetica entro il 2035. La tabella di marcia stima di ridurre le emissioni di gas a effetto serra di 8 milioni di tonnellate di biossido di carbonio equivalente e di risparmiare circa 3 miliardi di dirham entro il 2050.

IKEA sta creando una smart city sostenibile in Svezia

IKEA sta iniziando una collaborazione con un'intera città attraverso un progetto chiamato H22. L'obiettivo è quello di esplorare soluzioni alle sfide che vengono con l'urbanizzazione e rendere la vita più facile per tutti ovunque. Recentemente nominata dalla Commissione Europea come una delle città più innovative d'Europa, la città di Helsingborg svilupperà idee raccolte tra i cittadini, IKEA e i suoi partner. "Entro il 2022, vogliamo presentare soluzioni reali per città sostenibili che siano accessibili e pratiche per le persone, il pianeta e la società" ha detto Marcus Engman, Chief Creative Officer di Ingka Group, società madre di IKEA.

Un ex dirigente di Walmart vuole costruire "la città più sostenibile del mondo"

L'architetto danese Bjarke Ingels sta progettando una città che sarà costruita "da zero" su un sito deserto di 600 chilometri quadrati negli Stati Uniti occidentali. Come ha annunciato l’imprenditore Marc Lore su Twitter, la città Telosa sarà costruita con l’obiettivo di riconquistare terreni inutilizzati e trasformarli in progetti sostenibili. La posizione esatta deve ancora essere decisa, anche se i potenziali siti di costruzione includono parti del Nevada e dell'Idaho. L’idea è quella di costruire una città capace di ospitare fino a 50.000 persone entro il 2030, con piani a lungo termine per la città di crescere fino a una popolazione di 5 milioni nei successivi quattro decenni. Poiché la sostenibilità sarà in primo piano nel progetto di costruzione - Lore dice che costruirla da zero le permetterà di essere "la città più sostenibile del mondo" - saranno usati materiali e processi di costruzione ecologici.

La smart city Neom costruirà il primo impianto di desalinizzazione a cupola solare del mondo

L'Arabia Saudita ha annunciato piani per utilizzare una nuova tecnologia solare radicale per desalinizzare l'acqua di mare a Neom, un gigantesco progetto di megalopoli da 500 miliardi di dollari che sta sviluppando lungo la costa settentrionale del Mar Rosso. Lo sviluppatore della città ha firmato un accordo con la società britannica Solar Water per costruire il primo impianto di desalinizzazione a "cupola solare". Si sostiene che la tecnologia non generi emissioni di carbonio e che tratti l'acqua potabile in modo più economico rispetto agli impianti tradizionali. Solar Water dice che inizierà a lavorare sulla prima cupola questo settembre e il progetto dovrebbe essere completato entro la fine del 2022.

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Team Circular Mobility

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