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L'impatto ambientale e il ruolo delle auto elettriche: che cosa sappiamo?

4 Agosto 2021

Uno degli aspetti più difficili nel percorso verso la sostenibilità ambientale è la misurazione costante dell’impatto ambientale, inteso come l'alterazione qualitativa e quantitativa, diretta ed indiretta, a breve e a lungo termine, permanente e temporanea, singola e cumulativa, positiva e negativa, dell'ambiente. Nel percorso per ridurre l’impatto dell’uomo sul Pianeta, la filiera dell’automotive ha un ampio margine di azione e le auto elettriche sfilano in prima linea per guidare il cambiamento, nonostante alcune criticità.

Il significato di impatto ambientale

Il significato di impatto ambientale viene fornito dal Regolamento EMAS (Eco-Management and Audit Scheme) che lo indica come “qualunque modifica dell’ambiente, negativa o positiva, derivante in tutto o in parte dalle attività, dai prodotti o dai servizi di un’organizzazione”.
L’ambiente, in questo contesto, è inteso come sistema di relazioni tra fattori antropici, naturalistici, chimico-fisici, climatici, paesaggistici, architettonici, culturali, agricoli ed economici. Detto altrimenti, le attività umane hanno sempre un impatto sull'ambiente circostante, positivo o negativo che sia.
Nel corso dell’ultimo secolo le attività produttive hanno spesso causato danni al Pianeta e quindi hanno avuto nel complesso un impatto negativo. Basti pensare al consumo intensivo di risorse (terreno, acqua, combustibili fossili); alla produzione di agenti nocivi che causano l’inquinamento dei terreni, delle acque, dell'aria; al disboscamento, fino ad arrivare alle alterazioni del clima dei nostri giorni, con gravi conseguenze per le specie viventi e per l’uomo stesso.

Da diversi anni, le istituzioni e le imprese si sono unite per attuare azioni correttive e ridurre significativamente l’impatto ambientale delle attività dell’uomo sulla Terra. In questa sfida, il settore automotive ha un ruolo rilevante.

Le auto elettriche: un minore impatto ambientale?

Nel 2018, l’allora commissario per l’Azione per il clima e l’energia, Miguel Arias Cañete, dichiarava: “L’UE ha già avviato la modernizzazione e la trasformazione verso un’economia neutrale dal punto di vista climatico. E oggi stiamo intensificando i nostri sforzi mentre proponiamo una strategia affinché l’Europa diventi il primo continente a realizzare questa neutralità entro il 2050. Diventare neutrali dal punto di vista climatico è necessario, possibile e nell’interesse dell’Europa”.

Sempre sullo stesso tema, il commissario responsabile per i trasporti Violeta Bulc dichiarava che tutte le modalità di trasporto dovrebbero contribuire alla decarbonizzazione del sistema di mobilità. Infatti, al primo punto della to do list per raggiungere l’obiettivo delle zero emissioni entro il 2050 troviamo i veicoli a basse o zero emissioni.

Le auto elettriche sono diventate così le protagoniste di un processo trasformativo verso una mobilità più sostenibile. Infatti, dal rapporto 2021 dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA), emerge chiaramente che per quanto riguarda i cambiamenti climatici e la qualità dell’aria, le auto elettriche sono preferibili alle auto a benzina o diesel.
Come sottolinea in questa intervista Andrea Unterstaller, esperto AEA di trasporti e ambiente:

“Persino con il mix energetico attualmente in uso in Europa, che include ancora una notevole quantità di energia elettrica prodotta dal carbone, esistono evidenti vantaggi – vantaggi che sono destinati ad aumentare ulteriormente, mano a mano che l’Europa utilizzerà sempre di più in futuro le energie rinnovabili.”

Inoltre, spiega come i motori elettrici siano generalmente più efficienti di quelli a combustione e di come, soprattutto per le tratte urbane, i veicoli elettrici sprechino meno energia.

In definitiva, la mobilità elettrica presenta più possibilità che limiti, sebbene le perplessità sul tema meritino un’alta attenzione.

Le auto elettriche producono inquinamento?

Ovviamente un’automobile comporta sempre un certo dispendio energetico, anche in fase produttiva ma, laddove non sia possibili muoversi a piedi, in bicicletta o con i trasporti pubblici, ad oggi i veicoli elettrici paiono essere la strada preferenziale per ridurre l’impatto ambientale.

Peraltro, le auto elettriche non producono emissioni di inquinanti atmosferici come ossidi di azoto e particolato. Tra gli elementi inquinanti va considerato solo il particolato emesso nell’atmosfera derivante dai freni e dall’usura delle gomme, ma nel complesso ne viene prodotto meno di quanto ne producano le auto a benzina o diesel.

A conferma del fatto che le auto elettriche inquinano meno di quelle a combustione fossile, interviene anche l’ONG Transport and Enviroment che ha sviluppato uno strumento online per comparare l’impatto di differenti tipi di veicolo. Dall’analisi comparativa è emerso che le auto elettriche in Europa emettono, in media, quasi 3 volte meno CO2 delle equivalenti auto a benzina/diesel.

Nel peggiore dei casi, un'auto elettrica con una batteria prodotta in Cina e guidata in Polonia emette comunque il 22% di CO2 in meno del diesel e il 28% in meno della benzina.

Nello scenario ideale, un'auto elettrica con una batteria prodotta in Svezia e guidata in Svezia può emettere l'80% di CO2 in meno del diesel e l'81% in meno della benzina.

Le prospettive poi aprono a margini di miglioramento e sempre l’ONG Transport and Enviroment afferma che le auto elettriche ridurranno le emissioni di CO2 di quattro volte entro il 2030, grazie a una rete europea che si affida sempre più alle energie rinnovabili.

Come rispondere dunque alle perplessità sulle auto elettriche e sulla loro effettiva sostenibilità?
Le critiche relative all’effettiva efficacia della mobilità elettrica per ridurre l’impatto ambientale si concentrano su questi temi:
  1. la provenienza dell’energia elettrica
  2. la produzione e lo smaltimento delle batterie
  3. la distribuzione delle stazioni di ricarica sul territorio

Due questioni serie sulle quali occorre intervenire tempestivamente.

Ridurre impatto ambientale

Ridurre l'impatto ambientale grazie alle energie rinnovabili

Fermare il climate change è al primo posto degli obiettivi dell’Unione Europea. Una voce essenziale del Green Deal Europeo è quella di implementare la produzione e l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili.

Le fonti di energia non rinnovabili sono quelle maggiormente utilizzate nell’ultimo secolo: si tratta dei combustibili fossili e dei combustibili nucleari. Rappresentano un tipo di energia generata da fonti esauribili e per lo più anche molto inquinanti.

Al contrario, le energie da fonti rinnovabili hanno la capacità di rigenerarsi a fine ciclo, quindi non si esauriscono. Per questo, e per il fatto che non inquinano, sono spesso chiamate energie pulite.

Per ridurre l’impatto ambientale, quindi, occorre investire per realizzare impianti di produzione di energie rinnovabili come, ad esempio:

  • installando pannelli solari e impianti fotovoltaici per produrre energia solare;
  • installando generatori ad asse verticale o orizzontale lungo i corsi d’acqua o nel mare per produrre energia idroelettrica e energia marina;
  • installando pale eoliche per produrre energia eolica;
  • attuando politiche boschive e territoriali oculate per produrre energia dalle biomasse.

Aumentare la produzione di energie rinnovabili concorrerebbe in definitiva a ridurre l’impatto dell’uomo sull’ambiente in generale e, nello specifico, concorrerebbe a rendere le auto elettriche ancora più eco-friendly, poiché potrebbero avvalersi di punti di ricarica a energia pulita.

L'inquinamento causato da produzione e smaltimento delle batterie delle auto elettriche

L’altra questione spinosa che lascia alcune perplessità sulla effettiva sostenibilità delle auto elettriche è legata alla produzione e allo smaltimento delle batterie.
La produzione delle batterie comporta infatti l’estrazione e la lavorazione di materie prime come il rame, il litio e il cobalto, risorse minerarie che vengono sfruttate in modo sempre più intensivo con un impatto considerevole sugli ecosistemi circostanti.
Infine, occorre strutturare programmi di smaltimento e riciclo a fine vita delle batterie e in particolare per le materie prime con cui vengono realizzate. Si tratta di materiali riciclabili, a condizione che si sviluppi una filiera europea per il riutilizzo di tutte le batterie.
L’European Enviromental Bureau, già nel 2020 stimava che, se i tassi di riciclaggio non dovessero crescere enormemente entro il 2050, le riserve di rame, litio, cobalto nelle miniere esistenti saranno esaurite, in gran parte proprio a causa della richiesta di batterie per i veicoli elettrici. Un problema molto serio che la Commissione Europea si sta impegnando per risolvere.
Per trovare una soluzione a questo problema è nato il progetto European Battery Innovation che prevede l’erogazione di 2,9 miliardi di € di finanziamenti pubblici da dodici Stati membri a sostegno della ricerca e dell'innovazione nella catena del valore delle batterie.
Tra le varie azioni correttive, l’UE sta spingendo per il potenziamento della produzione di batterie in Europa dal momento che attualmente le batterie per auto elettriche sono prodotte principalmente in Giappone, Cina e Corea del Sud.

Ultimo, ma non per importanza, il tema della ancora carente distribuzione delle infrastrutture di ricarica sul territorio italiano.

Serve un approccio circolare

In conclusione, per ridurre l’impatto ambientale occorre promuovere un approccio più circolare all’utilizzo delle risorse, atto a favorire il recupero e il riciclo dei materiali.
Recuperare i materiali delle auto e delle batterie nella fase di fine vita e riutilizzarli permette, ad esempio, di risparmiare energia e materie prime preziose, e di ridurre in modo significativo l’impatto ambientale complessivo dei veicoli.
Una prassi questa di cui SIFÀ si fa prima promotrice con il progetto Circular Mobility. Alla base di questo nuovo paradigma, la forte convinzione che la mobilità di domani debba essere un ecosistema circolare e sostenibile, in cui tutti i protagonisti del settore possono dare il proprio contributo in modo responsabile. L’ultimo pillar di Circular Mobility riguarda proprio la fase di Smaltimento e Riutilizzo delle materie prime.
SIFÀ ha già integrato la Circular Mobility nelle sue strategie di business: contattaci per maggiori informazioni.
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Team Circular Mobility

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