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Automotive, l’elettrificazione porterà nuovi posti di lavoro in Italia

1 Settembre 2023

La transizione elettrica del settore automotive creerà in Italia nuovi posti lavoro. Nel 2030 in Italia si conteranno in tutto 296.800 occupati nel settore automobilistico, con un aumento di quasi 17 mila nuovi lavoratori rispetto ai 280 mila del 2022. Un dato in controtendenza con il resto d’Europa, dove si creeranno 580 mila posti di lavoro ma se ne perderanno 630 mila.

A far luce su questo trend è l’ultima ricerca della Rome Business School, “L’evoluzione del settore automotive in Italia. L’impatto della mobilità sostenibile su economia e lavoro”. Vediamo insieme i risultati.

Quasi 17.000 nuovi posti di lavoro

La transizione all’elettrico dovrebbe portare in Italia a un aumento del 6% dei posti di lavoro entro il 2030, rispetto agli occupati del settore automotive del 2022. Lo studio della Rome Business School confuta la tesi secondo cui la transizione verso la mobilità sostenibile avrebbe come conseguenza la perdita di migliaia di posti di lavoro.

Per realizzare questo incremento occupazionale nel nostro Paese sono tuttavia essenziali importanti investimenti in tecnologia. In particolare, un vero potenziamento dell’elettrificazione del settore si avrà se verranno potenziate le soluzioni di mobilità pubblica sostenibile; se verranno fatti i giusti investimenti nell’innovazione tecnologica che permettano il riciclo di componenti; infine, se ci sarà una rapida riconversione delle Pmi, che porterà con sé una radicale riqualificazione non solo dei prezzi dei prodotti, ma anche della manodopera.

L’importanza del riciclo delle batterie

Una sfida centrale per ingaggiare nuovi lavoratori è rappresentata dal riciclo di batterie. L’obiettivo è quello di dar loro una seconda vita come accumulatori domestici o riciclarne le componenti principali. L’European Battery Regulation prevede che al 2023 sarà obbligatorio avere livelli di riciclabilità del 95% per cobalto, rame, nichel e del 75% per il litio. “In altre parole – spiega Valerio Mancini, direttore del Rome Business School Divulgative Research Center –, è molto probabile che il litio che sto utilizzando sulla mia batteria oggi, terminato il suo ciclo completo, fornirà i materiali per la produzione della batteria di mio figlio. A differenza del carburante fossile e della sua filiera che consumo oggi e che non potrà essere riutilizzato in futuro”.

Il ruolo delle Pmi

La filiera italiana è composta da oltre 5 mila imprese che risiedono maggiormente in Piemonte (37%) e Lombardia (32%) per un settore che nel 2030 genererà oltre 90 miliardi di euro, corrispondente al 9,3% del settore manifatturiero e al 5,2% del Pil italiano (dati Ainfa). La transizione verso una maggiore domanda e produzione di auto elettrificate, rappresenta sì una sfida per l’industria automobilistica, ma offre anche opportunità per le Pmi specializzate nella produzione di componenti. “Sono a rischio tanti posti di lavoro, ma le Pmi hanno la capacità e le conoscenze per adattarsi e mitigare l’impatto del passaggio alla mobilità elettrica – spiega Fabrizio Zucca, esperto di sostenibilità e automotive e coautore della ricerca –. In quest’ottica è fondamentale sostenere la loro riconversione verso nuove tecnologie e favorire l’adozione di nuovi modelli di business per garantire la competitività dell’intero settore automobilistico italiano”.

Le infrastrutture di ricarica

La creazione di infrastrutture di ricarica di veicoli elettrici, che si stima sia di 3,2 milioni di punti di ricarica domestici e 111 mila punti di ricarica pubblici in Italia, genererà oltre 4 mila posti di lavoro entro il 2030. Questo rende l’installazione di nuove colonnine un elemento imprescindibile per preservare l’occupazione nella transizione ecologica. Nel nostro Paese, le colonnine di ricarica, ancora carenti, aumentano a ritmo record. Basti pensare che solo l’anno scorso sono stati installati 10.748 nuovi punti di ricarica, di cui 3.996 concentrati nell’ultimo trimestre. L’Italia può contare così su una rete di 36.772 punti di ricarica, che, in rapporto al parco elettrico circolante, è più fitta rispetto a quella di molti Paesi considerati tra i più avanzati sulla mobilità green (dati Motus-E).

Il quadro italiano

Per via della sua peculiare organizzazione industriale, ricca di imprese di piccole e media dimensione, stando alla ricerca della Rome Business School, l’Italia rappresenta un unicum all’interno del panorama europeo nell’aumento dell’occupazione per via dell’elettrificazione della mobilità. In Ue, infatti, la continua evoluzione tecnologica riguardo guida autonoma e connettività, porterà sì l’aumento della domanda di figure specializzate come ingegneri di software ed elettrici e la creazione di nuovi posti di lavoro, ma non saranno sufficienti a coprire la perdita posti di lavoro nei settori legati alle auto tradizionali.

Il nostro Paese con la sua lunga esperienza nel settore automobilistico e la sua tradizione nel design e nella produzione di veicoli di alta qualità, ha il potenziale di guidare questa transizione. È fondamentale che l’Italia adotti politiche ambiziose, tramite investimenti mirati in ricerca e sviluppo di tecnologie sempre più efficienti. “L’Italia ha la capacità di diventare un leader nell’industria dell’automotive sostenibile, creando posti di lavoro e favorendo lo sviluppo economico spiega Fabrizio Zucca .  La collaborazione tra il settore pubblico e privato, insieme a politiche e investimenti strategici, sarà fondamentale per affrontare le sfide e cogliere le opportunità della mobilità sostenibile”.

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Team Circular Mobility

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